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ROBBIA (Rubia tinctorum L.)

Rubia tinctorum L., appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, è una pianta erbacea perenne rizomatosa, strisciante, abbondantemente ramificata, dotata di lunghi fusti rampicanti a sezione quadrangolare e ricoperti da brevi aculei rivolti verso il basso. Le foglie sono verticillate e si presentano in numero di 4/6 per ogni verticillo; anch’esse sono provviste di brevi aculei sia lungo il margine che lungo la nervatura mediana della pagina inferiore.

I fiori compaiono da aprile a giugno, sono di dimensioni ridotte e con corolla gialla. I frutti sono nerastri, carnosi, di forma più o meno tondeggiante e di circa 5 mm di diametro; ognuno di essi contiene un unico seme.

La denominazione di tale pianta deriva dal latino ruber e si riferisce alla presenza, nelle radici e nei fusti sotterranei, di sostanze coloranti di cui la più importante è l’alizarina rossa; le radici polverizzate venivano commercializzate col nome di garanza e adoperate per tingere in rosso filati e tessuti.

Originaria dell’Asia occidentale e centrale, R. tinctorum fu introdotta in Europa, ove si diffuse rapidamente in coltivazione. Essa veniva utilizzata sia in fitoterapia che nell’arte tintoria; inoltre, i pastori la adoperavano (solo la parte epigea) per filtrare il latte dopo la mungitura, liberandolo così da eventuali corpi estranei.

Successivamente, nel 1868, mediante sintesi chimica, Graebe e Lieberman riuscirono ad ottenere la stessa sostanza colorante presente nelle parti ipogee di tale pianta; e a partire dal 1880 tutta l’alizarina rossa commercializzata era di origine sintetica. In seguito a questa scoperta la coltivazione di R. tinctorum fu abbandonata e tale specie si inselvatichì nelle zone costiere e submontane dell’Italia peninsulare e insulare. Attualmente, R. tinctorum si ritrova in special modo nel sottobosco di ambienti a clima mediterraneo, al pari di una specie assai simile: R. peregrina L. Entrambe le entità sono ancora oggi impiegate come piante medicinali.

Nell’ambito delle tradizioni popolari dell’isola d’Ischia, ove R. tinctorum è denominata in forma dialettale “rova”, durante le feste pasquali secondo il calendario liturgico della religione cristiana, è consuetudine preparare delle uova con guscio colorato, utilizzando a tale scopo le radici e i fusti sotterranei di questa pianta; le uova sono usate per confezionare piccoli cestini da regalare ad amici e parenti e per decorare le tavole imbandite durante le feste. Sono numerosi gli ischitani che, in prossimità delle feste, si recano nei campi a raccogliere la rova; chi non conosce tale pianta chiede la cortesia all’amico o al parente di procurargliela. Successivamente, all’interno delle mura domestiche e al sicuro da sguardi indiscreti, si fanno bollire le uova intere, insieme alle parti ipogee schiacciate adoperando accorgimenti particolari che consentono di evitare che esse si rompano durante la bollitura e usando tecniche tintorie individuali; si ottengono, così, uova con guscio di colore rosa intenso o rosso porpora opaco oppure brillante. È da sottolineare che le operazioni relative alla bollitura delle uova e alla colorazione dei gusci non sono sempre le stesse; ogni ischitano, infatti, usa metodi particolari tramandati da generazioni nell’ambito familiare, questi sono piccoli segreti custoditi gelosamente.

L’usanza di preparare uova colorate, ormai entrata a far parte delle tradizioni popolari ischitane, è di origine greca (ortodossa). Ad ogni modo, essa non fu importata dagli antichi Greci che approdarono nell’isola d’Ischia nell’VIII sec. a.C., ma giunse nell’isola molto tempo dopo, a causa di un triste evento che colpì gran parte del popolo greco verso la fine del XVIII secolo e in seguito al quale si costituì la minoranza greca presente nelle regioni meridionali dell’Italia.

Nel 1770, la regina di Russia, Caterina II la Grande, mandò in Grecia due suoi generali, i fratelli Orloff, con l’incarico di organizzare una rivoluzione contro i Turchi che in quel periodo dominavano sul popolo greco. Quest’ultimo, sperando che la Russia ortodossa potesse costituire un grande alleato in grado di fronteggiare l’impero ottomano e di liberare la Grecia dalla dominazione turca, organizzò una grande rivolta che si rivelò particolarmente sanguinosa nel Peloponneso.

Inizialmente, i Greci riuscirono ad ottenere alcuni successi, ma ben presto i Turchi ebbero la meglio; pertanto la rivolta fallì e i fratelli Orloff rientrarono in Russia, lasciando il popolo greco in balia dei loro dominatori. La rappresaglia dei Turchi fu feroce e sanguinaria e provocò un esodo di massa dei Greci verso l’Italia meridionale.

Pertanto, la presenza di una minoranza greca almeno in parte albanofona in Italia meridionale non è altro che il risultato di questo triste evento storico. I Greci che giunsero in tali zone vi portarono i loro usi, costumi e tradizioni e, tra l’altro, introdussero nell’isola d’Ischia l’usanza di tingere le uova e le relative tecniche. Attualmente, si può affermare che questa consuetudine è ormai parte integrante della tradizione locale ischitana.
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